Das Tagebuch des Kapitäns

Astral datum 7853.9
martedì, 15 settembre 2009

Amicizia fra uomini e donne

Si parla spesso della questione riguardante l’amicizia fra uomini e donne. Ovvero se sia possibile un’amicizia disinteressata fra due persone di sesso opposto, senza che vi sia un persistente sottinteso sessuale. Istintivamente mi verrebbe da dire che sì, la cosa anche se poco frequente è possibile. Per la precisione tempo fa, ragionandoci sopra, mi dissi che un tale rapporto è possibile ma solamente a patto di non provare attrazione reciproca oppure di averla già soddisfatta. Sarebbe a dire che un uomo e una donna possono essere amici solamente se non si attraggono fisicamente o se sono già stati a letto. Questo perché tra due persone fra le quali c’è un’attrazione, il più delle volte unilaterale, ogni incontro, ogni atto compiuto insieme viene visto dalla parte interessata non come atto avente importanza in sé, ma come il potenziale preludio a qualcos’altro, che è ciò che interessa davvero. Quindi le uscite di questo genere sono da leggere, almeno per quanto riguarda la parte interessata ad altro, come atti di maldestro corteggiamento.

Detto questo però mi sono subito sorti dubbi per entrambe le possibilità presentate. Riguardo alla prima, il punto è che personalmente non scindo le persone in varie componenti, valutabili separatamente. Per me la persona è un tutt’uno e se una persona mi piace, mi piace anche dal punto di vista sessuale e quindi non può esistere per me il caso di una donna con la quale sto tanto bene assieme ma non ci andrei mai a letto: se ci sto bene assieme, ci andrei volentieri anche a letto.  Per quel che concerne la seconda il discorso è che dal momento in cui sono stato in intimità con una donna, non posso fare a meno di pensare che, sebbene siano cambiate delle cose, un ritorno a tale intimità è comunque possibile non esistendo incompatibilità e visto che se tale intimità c’è stata significa che la cosa mi è stata gradita, continuerei a ritenere auspicabile un ritorno a tale stato di fatto. Certo non sarebbe più un maldestro corteggiamento, ma sarebbe comunque una situazione diversa dall’amicizia per come io la intendo.

Resta per me un’unica possibilità valida. Sto parlando della situazione in cui entrambe le persone ritengono impossibile rapportarsi intimamente con l’altra, indipendentemente dalle ragioni. Quando si ritiene impossibile una cosa, prima o poi si accetta come dato di fatto e ci si convive. Ad esempio io non soffro per non essere campione del mondo dei pesi massimi di pugilato, per il semplice fatto che per me non è possibile. Se ci fosse la possibilità probabilmente ogni tanto ci penserei e soffrirei della mancata realizzazione della cosa, ma visto che tale possibilità non c’è, posso in tutta tranquillità uscire col campione del mondo in carica senza invidiarlo minimamente. Allo stesso modo, l’unica possibilità per me di uscire con una donna che mi attrae (e se non mi attraesse non ci uscirei) senza desiderare un congiungimento fisico è prendere atto dell’impossibilità della realizzazione di tale congiungimento.


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categoria: riflessioni


domenica, 23 agosto 2009

cose di questi giorni

In questo periodo sto macinando di brutto Parsifal dei Pooh. All'inizio l'ho preso con in mente Paolo Bitta, e ad ascoltare e cantare i Pooh mi veniva da ridere da solo pensando a lui. E invece quell'album mi piace sul serio, canzone italiana con spruzzi abbondanti di prog. Bello. Poi quando lo ascolto in macchina mi sembra di essere uno di quei criminali che ascoltano le canzoni d'amore... Beh, cheddire, la mia visione estetizzante extramusicale della musica permane. Ma sto migliorando.

Ieri mi sono fatto un afterhour con Carmelo Bene. Peccato che ai tempi in cui era in pista non sapevo nemmeno chi fosse, vabbé, ce ne sono di cose che mi sono perso. Lui diceva che se lo si riprendeva con una macchina da presa non si poteva coglierne l'essenza, perché nessun set poteva essere in grado di contenerlo. Comunque riguardarmi i filmati mi dà piacere in ogni caso. Ah, naturalmente in ciò che diceva a volte c'erano punti in cui proprio non capivo una minchia lessa. Ma se è vero che conta solo il significante...

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martedì, 18 agosto 2009

roba seria

Dunque, la situazione è questa: è agosto e fa un caldo bestia, è notte e fa caldo lo stesso. Nessuno mi legge e nemmeno io ho molte idee su cosa scrivere, quindi in teoria andrebbe anche bene. Però ho voglia di postare, per cui rimedio con due citazioni tratte da due libri che, caldazza permettendo, sto leggendo in questo momento. Fra l'altro ne approfitto per fare un po' di esercizio in dattilografia, ovvero come facevano gli antichi e mia sorella, in questo momento sto scrivendo guardando solo il video e non la tastiera. Uff, ci riesco poco... Dovrei fare come faceva lei, con un panno sulle mani. Ah già, ecco le citazioni:

"Era così carina, col suo caschetto di capelli bruni, ricci. Era probabilmente vergine come me, totalmente intendo dire. Era deliziosa, una cerbiatta. Io ero probabilmente delizioso, un cerbiatto. Il solo pensarci mi fa stare male"

Michel Houellebecq

"Per ogni dove risuona la voce di coloro che predicano la morte, e la terra è piena di gente a cui dev'essere dedicata la morte. Ovvero la vita eterna, che per me è la stessa cosa. Purché si sbrighino a raggiungerla".


Friedrich Nietzsche



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martedì, 11 agosto 2009

una per me insolita visione del limite

Una mia amica, qualche giorno fa mi ha detto una cosa su di lei che mi ha colpito molto. Mi raccontava di un telefilm che io non conoscevo e che a lei piace, ossia "Detective Monk". Per chi non lo sapesse il telefilm tratta delle avventure investigative di un ex detective che ha forti disturbi ossessivo compulsivi e fobie all'incirca su tutto, specie sul contatto fisico, tanto che per questo ha dovuto lasciare il distintivo e fa figure di merda praticamente sempre. Il suo spirito di osservazione però è quello di Rain Man, unito alle capacità deduttive di Colombo e questo fa sì che collabori ancora con la polizia come consulente esterno. Parlandomi di Monk questa mia amica, la quale non ama granché il contatto fisico, mi ha detto:

Monk è come me, solo che lui è senza freni.


Insomma, per questa persona accettare il contatto fisico ed essere espansiva secondo le usuali convenzioni sociali è porsi dei limiti. Io da buon villano sono portato a mettere le mani addosso a tutti e quando mi capita(va) di incontrare reticenza in qualcuno, interpretavo ingenuamente la cosa come una mancanza di confidenza e che, man mano che questa confidenza fosse eventualmente cresciuta, il limite si spostasse sempre più verso la fisicità. Invece ora ho capito che per alcune persone l'essere toccate non è semplicemente un'invasione del proprio spazio, ma che inoltre spingere per il contatto fisico sia una forma di violenza, che le porta, per non essere scortesi, a porsi dei limiti rinunciando alla propria natura, lasciandosi così toccare.

Insomma, in questo caso più si entra in confidenza e meno ci si tocca... Interessante.


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mercoledì, 05 agosto 2009

Ieri a Milano

Prima cosa: ieri pomeriggio ero in via Torino, in una piazzetta laterale poco distante dal Duomo. In questa piazza ci sono due bar, entrambi coi tavolini all'aperto. Uno è sul fondo della piazza, l'altro sul lato sinistro. A prima vista i due bar sono all'incirca dello stesso livello, sennonché i tavoli di quello sul lato sono tutti vuoti, mentre quelli dell'altro no. Per qualche strana ragione che non ho capito, il bar sul lato è sempre vuoto, tanto che sono arrivati a mettere la cameriera sulla porta a dire buongiorno a tutti quelli che passano, me compreso. Quelli salutano, ma pi vanno all'altro bar. Pur di avere qualche cliente hanno adottato la tecnica della pesca a strascico, ma niente, non funziona. Anzi, secondo me danneggia. Mi è subito venuta in mente un'associazione col campo delle relazioni fra uomini e donne: in entrambi i casi la pesca a strascico la si attua se si è disperati e il fatto che la si attui fa immediatamente apparire come disperati, quindi poco appetibili. Insomma, meno si fa sesso, meno si trova da farne. Meno si hanno clienti, meno se ne trovano di nuovi. Piove sempre sul bagnato, va a capir perché.

Seconda cosa: ho notato che quest'anno ci sono molti più turisti stranieri di quanti ne abbia visti negli anni scorsi... Che Milano stia diventando una città come qualsiasi altra in Europa sopra il milione di abitanti? Ad ogni modo quest'estate i tizi che imperversano per strade e piazze con le loro collanine mi si rivolgono in inglese, va a capir perché.


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venerdì, 31 luglio 2009

latino ed esoterismo

Scrivere il post di prima mi ha portato ad allargare la riflessione a tutta una serie di situazioni che mi capita di notare in certi ambienti diciami così, culturalmente bassi. Ci sono ultras chessò, della Lazio, che scrivono striscioni in latino, gente che si tatua scritte in latino. Se non sempre, comunque molto spesso le persone in questione il latino non lo conoscono, nemmeno per quel che riguarda lo specifico della frase. Ma la cosa non importa perché irrilevante: il latino viene da questi percepito come un qualcosa di solenne, ma soprattutto come un simbolo dei livelli più alti della cultura alla quale si sente di appartenere. E quando parlo di appartenenza mi riferisco all'appartenenza a una tradizione in senso guenoniano, ossia di una struttura sociale organizzata su vari livelli ai quali competono qualità e attribuzioni differenti, ma sostanzialmente unitaria dal punto di vista diciamo così, spirituale. Si sente di appartenere a una tradizione e se ne adottano i simboli. Poco importa se il sapere che essi rappresentano non viene penetrato completamente da chi li utilizza, perché tali persone hanno una concezione iniziatica del sapere e non si sentono in alcun modo in difetto nel non conoscere cose che ritengono ad altri destinate. Tanto, nel complesso della tradizione, c'è chi svolge il ruolo in questione anche per loro.

Nella società di oggi però il sapere è concepito come un qualcosa di aperto e disponibile per chiunque abbia voglia di disporne. Certo disposizioni e capacità intellettuali differenti vengono tenute in considerazione, ma riguardo alla disposizione esistono talmente tanti campi di studio che chiunque può trovare la materia che si confà maggiormente alle sue attitudini, mentre le capacità intellettuali vengono intese per lo più da un punto di vista meramente quantitativo, per cui anche senza particolare genialità, con molto studio si può comunque arrivare a possedere una cultura tale da permetterne l'esercizio in modo utile per la società stessa. Per queste ragioni, le persone di cultura tendono sempre più a considerare chi non ha studiato come dei pigri che non sanno per scelta e ai quali è pertanto inutile rivolgersi con argomenti di un certo spessore. Tanto se hanno fatto l'ITIS che vuoi che gliene importi di Platone? Di conseguenza si crea uno scollamento dovuto ad assenza di comunicazione: gli intellettuali parlano ad altri intellettuali, senza svolgere la funzione che ad esempio il clero aveva nella società di antico regime.

Battiato invece, usando la cultura in senso simbolico riesce ad arrivare anche (e forse soprattutto) a persone non particolarmente colte, le quali  pur non penetrando appieno i significati di ciò che ascoltano, hanno comunque la percezione di avere a che fare con qualcosa di alto e dell'altezza in sé ammirano la valenza puramente estetica.

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